Volontariato nelle Filippine: l’incontro con la bambina che sostengo a distanza

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Ci sono viaggi che ti cambiano la vita, che le danno un senso o che ti rivelano qualcosa che fino ad ora ti era nascosto. Uno di questi, per me, è stato il viaggio di volontariato nelle Filippine.

Correva l’anno 2014 e conoscevo l’associazione Compassion già da più di una decade. Mi scrivono che quell’anno avrebbero visitato le Filippine e mi invitano a partecipare al loro viaggio di volontariato. Avevano già preparato tutto nel 2010, ma un terremoto che sconvolse il paese li aveva obbligati a cambiare meta. Ogni anno (pre pandemia), infatti,  il gruppo italiano di Compassion organizzava un viaggio in un paese differente. Lo scopo era sia portare aiuto pratico, sia dare l’opportunità ai volontari di incontrare i bambini da loro sostenuti. La destinazione veniva scelta in base alla sicurezza del paese (esclusi a priori luoghi con guerre civili in corso o con recenti rapimenti di occidentali) e al numero di sponsor con bambini sostenuti in quella zona.
I volontari partiti per le Filippine nel 2014 sono stati una ventina e quasi tutti avrebbero incontrato i loro bambini. Ovviamente io sono stata una delle prime ad iscriversi!

Una strada dei sobborghi di Manila
Sobborghi di Manila

Compassion International: di cosa si occupa

Ho conosciuto Compassion più di 20 anni fa, ad una conferenza della quale non ricordo nulla se non la presentazione dell’associazione stessa. Due rappresentanti raccontavano di cosa si occupavano mentre un video abbastanza destabilizzante girava alle loro spalle. Avevano un banchetto con tantissime foto di bambini e bambine da tutto il mondo, ognuna accompagnata da una scheda con qualche informazione personale. Una di queste era una bambina sorridente di tre anni con le treccine, viveva nell Repubblica Domenicana e mi rubò il cuore. Da quel momento non ho mai smesso di sostenere e sponsorizzare Compassion e il lavoro che portano avanti.

Compassion International è una ONG che si occupa di bambini in povertà in Africa, Asia, Centro e Sud America. Offre loro l’opportunità di un’educazione completa e una crescita sana (in tutti i sensi). In questo modo vengono supportate le famiglie in difficoltà che spesso non hanno denaro da investire in libri, divise o tasse scolastiche. L’accesso a livelli educativi più alti, garantisce più possibilità lavorative. Nel lungo termine, quindi, saranno i bambini stessi a sostenere il resto della famiglia. E famiglie economicamente indipendenti migliorano le comunità, rompendo il circolo vizioso della povertà che caratterizza queste società. 

Per raggiungere i bambini, Compassion si affida principalmente al sostegno a distanza. Mentre ulteriori fondi specifici sono destinati a mamme incinta e neomamme, catastrofi naturali, accesso all’acqua potabile e emergenze sanitarie.

Attività di una maestra con una trentina di bambini in un centro Compassion in Uganda
Attività in un centro Compassion in Uganda

Il sostegno a distanza

Compassion “assegna” ad ogni sponsor un bambino specifico. Il rapporto tra sponsor e bambino viene mantenuto per tutta la durata del sostegno tramite foto, scambio epistolare e update sullo stato del bambino.

I bambini vengono iscritti a centri dove ricevono l’aiuto vero e proprio. Sono coperte le spese scolastiche e quelle mediche (vaccini, visite, eventuali urgenze…). Ogni volta che si svolge un’attività al centro, vengono serviti pasti caldi. I centri sono liberi di organizzare progetti extra curricolari a seconda delle possibilità dello staff e dei volontari locali: dal cucito all’agraria, dalla musica alla metallurgia, dallo sport all’arte. I genitori sono coinvolti con ulteriori corsi di nutrizione, igiene, gestione dell’economia familiare e così via.

Famiglia posa davanti alla loro casa con orto
Una famiglia di Bacolod mostra l’orticello creato accanto alla casa grazie ad un corso per genitori organizzato dal centro

Gli sponsor possono conoscere di persona il bambino sostenuto durante uno dei viaggi di volontariato come quello a cui ho partecipato io nelle Filippine. Ma è anche consentito visitare il proprio bambino, o un centro a caso, durante un normale viaggio turistico, purché lo staff locale sia al corrente e possa prepararsi a ricevere l’ospite.

Volontariato: benvevnuto con danze e musica ai volontari in visita a Bacolod, Filippine
Quando i corsi extra-curriculari sono danza e musica, il benvenuto ai volontari diventa una festa!

Il mio viaggio: la preparazione

Prima della partenza ognuno dei volontari si è occupato di raccogliere offerte e regali tra i conoscenti. Abbiamo collezionato tantissimi vestiti, articoli sanitari, giocattoli, peluches, quaderni, penne e matite.
Io ho coinvolto amici e colleghi. Tante persone sono davvero scettiche quando si tratta di beneficenza. Abbiamo tutti sentito fin troppe storie di denaro rubato e finito nelle tasche di qualcuno invece che investito nell’opera per la quale pensavamo di donare. Ma il fatto che “ci mettevo la faccia”, ha addolcito i dubbi. Ho condiviso la mia emozione di andare a far volontariato rinunciando alla vacanza annuale magari spalmata in spiaggia, e ho promesso fotografie di cosa sarebbe stato comprato o di come sarebbe stata investita la donazione. La generosità delle persone mi ha sorpreso. Sono partita con due valigie: mezza per me e una e mezza piena di regali!

valigie piene di regali pronte per il viaggio di volontariato nelle Filippine
Le borse con i regali da portare ai bambini

La prima notte a Manila, dopo un meraviglioso volo di mille ore, l’abbiamo passata conoscendoci e suddividendo tutto il materiale raccolto per il numero di centri e famiglie che saremmo andati a visitare nei giorni successivi. Iniziava la parte più divertente!

Volontariato nelle Filippine

Ogni giorno le nostre guide locali passavano a prenderci in albergo con due pulmini. Da Manila, con la calma necessaria per attraversare il famigerato traffico cittadino, raggiungevamo i sobborghi. Nei centri venivamo accolti dallo staff locale, sia i volontari che i lavoratori veri e propri. Ci raccontavano la storia del centro, i progetti, le difficoltà delle famiglie di quella zona, la visione per il prossimo futuro.

Erano giorni scolastici, quindi i bambini non sempre erano presenti. A volte arrivavano nel pomeriggio, o dopo pranzo e non perdevamo tempo per giocare con loro, gonfiare palloncini, dipingergli i volti. Le bolle di sapone fanno magie in qualsiasi parte del mondo!

una volontaria intrattiene decine di bambine con il solo potere della magia delle bolle di sapone
La magia delle bolle di sapone

Parte delle offerte raccolte prima della partenza, sono andate nella ristrutturazione di uno dei centri. Non avevamo con noi nessun esperto, eravamo tutti semplici volontari, non cooperanti, quindi le opere più tecniche sono state prese in mano dai professionisti. Noi ci siamo impegnati sulle cose più semplici, come ridipingere la terrazza. Durante altri viaggi, invece, c’è stata occasione di aiutare i muratori con la calce, a muovere mattoni, a segare assi. C’è tantissimo da fare, basta aver voglia di mettersi in gioco e non aver paura di sporcarsi le mani! Se siete curiosi, vi rimando a questo posto articolo dove racconto cosa si può fare durante un viaggio di volontariato.

Volontariato nelle Filippine: volontari svolgono lavori di restrutturaione di una terrazza nei sobborghi di Manila
Lavori di restrutturazione

Ogni giorno passavamo del tempo a conoscere le famiglie dei bambini registrati ai centri. Queste ore mi hanno spesso messo davanti ad una realtà “da documentario” e meritano un piccolo approfondimento.

Le storie delle famiglie

L’incontro con le famiglie è sempre la parte più toccante della giornata. Alcune testimonianze sono state così brutali che non mi hanno più lasciato. Ne ho volute raccontare solamente alcune, le ho chiamate Storie dalle Filippine e le ho mescolate insieme ad altre impressioni ricevute in quei giorni, perché il paese è eterogeneo, e certamente non c’è solo la povertà. 

Il moderno centro città visto dai sobborghi di Manila
Il moderno centro città visto dai sobborghi di Manila

Ma la realtà delle famiglie che ho incontrato è durissima. Ti invitano nella loro casa, che spesso proprio casa non è. Quattro muretti con una lamiera in cima, 2 metri per 2, un materasso che la notte viene appoggiato sopra al tavolo così tre dormono sopra e altri tre sotto.  Ti viene da chiederti “davvero potete vivere così o giocate al campeggio quando avete ospiti?”.
Una bambina dormiva con i nonni nel banchetto del mercato di strada, quando la sera chiudevano la tenda. Altri ci spiegavano che uno spazio al cimitero è una grande occasione, “perché così non dobbiamo pagare le tasse per l’occupazione del terreno”. La primissima visita è stata ad una famiglia che aveva una casa dignitosa, in teoria. Ma l’uragano si era portato via il tetto della cucina e il fiumiciattolo aveva allagato la sala. Così vivevano in tre in uno stanzino minuscolo e cucinavano all’aperto.

Cucina di una casa, senza acqua corrente nè gas
Livello di lusso medio: lavandino pronto per ricevere acqua corrente (ma non ancora collegato) e qualche piastrella

Un ragazzino ci ha raccontato come si è salvato dal tifone di qualche mese prima arrampicandosi sull’albero davanti a casa e aspettando i soccorsi fino al giorno seguente. La casa inondata davanti a lui, le strade scomparse, la pioggia che non smetteva… Ma con orgoglio ci faceva vedere queste mura (e quell’albero!) che hanno resistito e ora ospitavano addirittura un gruppetto di stranieri!

Di storie così ne ho sentito e viste ad oltranza, anche nei viaggi successivi. Le ho raccontate anche nelle mie Storie dalla Tanzania. Parlando di Haiti, ho cercato di non cadere nel melodrammatico, perché la realtà è stata così dura, da rendere le Storie di Haiti quasi impossibili da condividere.

I tetti di lamiere arrigginite di baracche nei sobborghi di Manila
Classica vista sui tetti dei sobborghi di Manila

L’incontro tra i sostenitori e bambini

Ogni giorno alcuni volontari incontravano i bambini da loro sostenuti. C’era spesso bisogno di un traduttore, e la timidezza dei più piccoli verso dei “semi-sconosciuti con la pelle di un colore strano” farebbe a volte pensare a freddezza. Con gli adolescenti, che già parlavano inglese, le cose cambiavano abbastanza. Rimane comunque una cultura molto diversa dalla nostra, un con rispetto verso l’ospite e lo straniero, e un rigore di comportamento che noi abbiamo lasciato negli anni ‘50!

Volontariato nelle Filippine: decine di bambine circondano i volontari che li intrattengono gonfiando palloncini colorati
Intrattenimento di un’intera scolaresca: la gioia dei palloncini

Generalmente, il tempo passato con i bambini era nel centro stesso. Ma a seconda del luogo, capitava anche di andare in spiaggia o, come è successo a me, di fare shopping al centro commerciale!

Anne: la bambina da me sostenuta a distanza

Ho iniziato a sostenere Anne nel 2010 quando aveva 10 anni. La situazione familiare era un po’ critica, eppure lei aveva fatto fatica a farsi accettare al centro. Mi ha raccontato che era cicciottella, quindi non rientrava nei canoni del classico bambino che va a letto senza cena perché non ci sono soldi per comprare nulla. La verità è che il lavoro dello zio era fare caramelle, e la mamma di Anne le vendeva per strada. Risultato: famiglia poverissima con mamma diabetica e figlia cicciottella.

Abbiamo iniziato a conoscerci scrivendoci lettere e mandandoci fotografie, sempre via Compassion. Io le parlavo della mia vita da Expat, del mio lavoro e della mia famiglia. Lei spesso raccontava cose semplici, della vita di tutti giorni. “Sono andato al mare con la famiglia, sto studiando molto, faccio da babysitter ai miei cuginetti”. Ma ricevere le lettere di Anne è sempre stata un’emozione unica. E poi ogni tanto arrivano i messaggi che fanno la differenza: le foto della famiglia al compleanno della nonna, i diplomi, le cose che ha comprato con il regalo di Natale che le ho mandato.
Un giorno mi ha detto che a scuola partecipava ad un corso di cucina e che voleva diventare cuoca. Mi ha mandato le foto delle ultime ricette preparate, tra le quali delle lasagne fatte in mio onore. Poi più precisamente ha deciso di voler lavorare nel turismo, e il suo sogno è di cucinare sulle navi da crociera “così posso vedere il mondo come fai tu”, scriveva alla sua sponsor expat!

Lettere e fotografie ricevute negli anni dalla bambina che sponsorizzo con Compassion
Lettere e fotografie di Anne

Quest’anno, estate 2022, si laureerà! Non mi sembra vero. Sono più che orgogliosa di lei. Ma sono anche un po’ triste, perché questo vuol dire il termine del supporto di Compassion. Per fortuna è maggiorenne e sono sicura che la potrò scovare su qualche social. Magari diventerà una food-influencer su instagram, chissà!

L’incontro con Anne

Dopo una settimana a Manila, ci siamo divisi in gruppetti e abbiamo continuato il nostro viaggio di volontariato in altre tre isole delle Filippine. Qualcuno ha visitato le spiagge, qualcun altro è finito quasi in montagna. Io sono andata nelle campagne di Bacolod.

E qui ho incontrato Anne. Era con la mamma e una delle tutor del suo centro. Al tempo aveva 14 anni, un adolescente timido ma con del carattere. Portava un rossetto rosso, l’ultima moda tra le amiche. Le ho promesso di comprargliene uno e siamo andati al centro commerciale. Per una volta potevo viziarla, e avevo tutte le intenzioni di farlo per bene! Mi sono data un budget (che ho chiaramente sforato) e abbiamo iniziato a gironzolare per gli stand. Le dicevo di prendere tutto quello che le piaceva: se lo sarebbe provato e poi avremmo scelto cosa prendere e cosa lasciare. Convincerla a non guardare i prezzi (per poi costamente rimettere giù il capo “perché costa troppo”) è stata un’impresa durissima! Alla fine abbiamo trovato un vestito, delle scarpe e una maglietta. “Ma il rossetto me lo puoi comprare lo stesso?” mi ha chiesto preoccupatissima! Santa adolescenza… sì, Anne, te lo compro lo stesso il rossetto! Te l’avevo promesso, no?
L’ultima mezz’ora l’abbiamo passata in una pasticceria dove Anne si è mangiata la sua fetta di torta gigante e mezza di quella della madre che, essendo diabetica, non poteva finire!

I successivi viaggi con Compassion

Inutile dire che questo viaggio di volontariato nelle Filippine è stato tanto emozionante quanto traumatico. “Intenso” è la parola che ho trovato per descriverlo. Intenso emozionalmente e fisicamente (tanti spostamenti e… il caldo!). Ma anche per come ha reso più intensa la mia relazione con Anne.
Ho anche imparato a fidarmi di Compassion per davvero. Ho visto dove e come veniva investito il mio supporto per Anne. In ogni centro ho visto speranza per il futuro, non rassegnazione per una situazione che sembra statica e impossibile da cambiare. E’ un’opportunità che alla fin fine può anche venir rifiutata, ma un’offerta di aiuto, da queste parti, non si butta al vento facilmente!

L’anno seguente sono partita per viaggio simile verso la Tanzania, e successivamente ad Haiti, un paese davvero complesso.
Proprio prima dell’inizio della pandemia, ho fatto volontariato in Uganda con altre associazioni. Ma anche in questo caso, ho voluto visitare un centro Compassion per passare un pomeriggio circondata da una marea di bambini!

Immagine Pinterest: viaggio di volontariato nelle Filippine

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2 risposte

  1. Teresa

    Hai tutta la mia stima per quanto hai fatto, dal viaggio di volontariato all’adozione a distanza. Fare la propria parte, in questo mondo che va a rotoli, è esattamente ciò che serve. Brava!

    • The Lady

      Grazie mille! ❤️ Ci si prova! Non é molto, la classica goccia nel mare. Ma io ci credo nelle tante gocce nel mare!!

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