Volontariato internazionale: le storie dei volontari in Africa

pubblicato in: Africa, Storie | 10

Il mondo è bello perché è vario. Anche viaggiando insieme, in uno stesso posto, possiamo rimanere colpiti da particolari, momenti, persone e dettagli diversi. Così ho chiesto ad altri volontari di raccontare le loro storie. Quello che hanno visto durante i loro viaggi di volontariato internazionale in Africa, cosa li ha colpiti, chi hanno incontrato.

Antonella e le cliniche africane

Antonella ha raccontato del suo viaggio di volontariato in Camerun nel suo blog I viaggi della Anto. Ma come ci è arrivata fin là? Facciamo un passo indietro e andiamo in Madagascar, in una clinica dove lavorava una donna speciale.

Suor Delphine sorride felice con una bambina in braccio, mentre lavora in Africa in una clinica missionaria.
Il sorriso di Suor Salphine

Lei è Delphine. Suor Delphine.
(di Antonella M.)

Ci siamo conosciute in Madagascar dove, oltre ad occuparsi della degenza postoperatoria di bambini operati agli arti per malformazioni dovute alla  denutrizione, ha salvato la vita a mio marito.

Lui, partito da baldanzoso volontario, per evitare l’incornata di uno zebu si è catapultato in un fosso. Suor Delphine, con grandissimo coraggio e presenza di spirito, lo ha caricato con un materasso sul pianale del pick up ed è partita alla ricerca dei soccorsi. Era la vigilia di Natale. Sotto una pioggia torrenziale come solo in Africa se ne vedono, ha guidato per un giorno intero su strade impossibili e allagate, bussando alle porte di due ospedali per sentirsi dire che mancava la corrente e non si poteva fare la lastra, e che sarebbe stato meglio rispedire il bianco da dove era venuto.
E’ rimasta con lui anche la notte. Infine lo ha caricato su un areo diretto in Italia e ha riattraversato la foresta e i villaggi per tornare alla Missione dai suoi bambini.

E’ una donna così speciale e coraggiosa che poco dopo è stata mandata a Goma, al confine tra Congo e Ruanda dove imperversava una guerra selvaggia tra diverse etnie. Il suo pensiero era soprattutto per le donne, sempre le più deboli, le più abusate che si ritrovavano spesso con bambini indesiderati frutto della violenza o positivi all’HIV ancora prima di nascere.
Il suo sorriso è capace di accendere la speranza nei cuori più provati. Ma una sera al telefono, dopo che le milizie erano entrate perfino nella Missione, mi ha confessato di aver visto cose “che non aveva il coraggio di raccontare”.
Quando ci siamo finalmente incontrate a Parigi il suo sguardo era perso in un orizzonte lontano e la sua mente era sempre là, con quelle donne e quei bambini.

Adesso è in Cameroun. C’è povertà ma non la guerra. Mi fanno tenerezza, lei e le altre quattro sorelle della congregazione. A volte mi sembrano ancora delle bambine: ridono con poco, adorano la cioccolata, cantano a squarciagola. Hanno una capacità di accettazione e rassegnazione che invidio fortemente. Si prendono cura dei malati, dei poveri, degli anziani e dei bambini con un amore infinito. E ancora una volta aiutano le donne nel loro compito più difficile, quello di essere madri. Con l’assistenza sanitaria durante il parto e nei primi mesi di vita dei bambini, le educano ad uno stile di vita sano, le sostengono quando i problemi familiari si fanno pressanti, quando i loro uomini non le rispettano. Se un bimbo nasce prematuro o ammalato, non è colpa della mamma, magari ammalata o denutrita a sua volta. E questo non è facile da fare capire quando le famiglie hanno ancora una mentalità arcaica e carica di pregiudizi.

Ci vuole molta pazienza e una grande capacità di incontrare i bisogni della gente nel modo giusto. Se le donne credono che bevendo l’acqua benedetta i loro bambini cresceranno sani, le suore preparano le bottiglie con acqua bollita e sterilizzata (e anche benedetta, ovvio!) e raccomandano di usare solo quella. Solo così le giovanissime mamme impareranno a fidarsi dei medici e non più degli stregoni dei villaggi. Tutto parte dalle donne, se si convincono loro, la famiglia crescerà sana e la società potrà diventare matura.

Silvia, coordinatrice per un progetto ugandese

Silvia è la coordinatrice europea dell’organizzazione no profit africana ROHP, Rokai Orphans Hope Project. L’ho conosciuta ad Haiti qualche anno fa. Qualcuno la descriverebbe come una ragazza dalla lacrima facile, perché si commuove spesso. Io dico che ha un cuore grande come il mondo.

Un bambino si affaccia alla porta di una casa africana, mentre su un fornello si prepara il pranzo.
La cucina di Mike

I trattori di Mike
(di Silvia V.)

Durante il mio ultimo viaggio in Uganda dello scorso agosto, durante una delle visite alle famiglie sostenute da ROHP, la mia attenzione è stata catturata in modo particolare da alcuni giocattoli appoggiati sullo scalino d’ingresso. Rimango sempre affascinata dai giochi creati dai bambini che vivono nei paesi più poveri del mondo. Li trovo stupendi, di un’originalità e ingegno assoluti.

Dopo aver visitato la famiglia, una mamma single con il suo bambino Mike di 9 anni, ai quali abbiamo portato dei regali tra cui vestiti, giochi e beni di prima necessità, mi sono fermata ad osservare quei giocattoli, chiedendo di chi fossero. Erano proprio di Mike. Un bambino dal sorriso sincero, dagli occhi vispi e profondi che, con una semplice espressione del viso, riesce ad illuminarti la giornata.

Mentre mi chinavo per fotografarli, Mike è arrivato con il suo nuovo trattore appena ricevuto in regalo. Tutto fiero, l’ha posizionato a fianco delle sue creazioni. Era contento. Ci teneva che fotografassi anche la sua ultima new entry.

Giocattoli costruiti in casa affiancati da giocattoli "europei" in bella mostra sulla porta di casa di un bambino africano.
I giochi di Mike

Questo gesto mi ha commossa profondamente. Amo la spontaneità dei bambini, amo il loro modo di esprimere le emozioni con piccoli e grandi gesti. Amo ancora di più il fatto che bimbi come Mike, che vivono in una stanza di forse neanche 10mq e riescono ad avere un solo pasto al giorno, sappiano gioire per un palloncino e un trattore perfino più piccolo delle sue meravigliose creazioni.

Tra i vari doni, Mike ha ricevuto anche un paio di scarpe da ginnastica che erano mie, usate una sola volta. Sono felice che le mie scarpe siano adesso compagne dei suoi piedini e delle sue nuove avventure. Sono felice di aver visto e assaporato il suo bel sorriso che mi donato molto più di quello che potrò mai donare io a lui. Riesco a vederlo nella mia mente mentre corre felice a raccogliere altri oggetti che userà per costruire un’altra macchinina per la sua collezione. Riesco a vederlo nella mia mente, forse, un giorno diventare ingegnere o pilota, come ha scritto nella letterina in cui raccontava cosa gli piacerebbe fare da grande. Chiedo costantemente a Dio di aiutarmi a svolgere il mio compito al meglio, affinché un giorno i sogni di Mike, così come i sogni di tutti i bambini sostenuti da ROHP, possano diventare realtà.

Elena, l’abbraccia bimbi

Ho conosciuto Elena nelle Filippine, durante il mio primo viaggio di volontariato internazionale. Il suo millesimo, probabilmente! E’ un’insegnante di sostegno per la scuola d’infanzia. Non ho mai conosciuto nessuno con una passione per i bambini come la sua. Quando ne incontra uno, le vengono gli occhi a cuoricino. Se il sorriso è ricambiato, non riesce a non prenderlo in braccio, abbracciarlo, coccolarlo. E’ più forte di lei.

Una volontaria abbraccia un bambino in Ruanda, durante un viaggio di volontariato internazionale in Africa
L’abbraccia bimbi

La gratitudine
(di Elena C.)

La prima volta che sono stata in Africa ho visitato il Ruanda con l’associazione di sostegno a distanza Compassion. E’ stato un viaggio talmente emozionante che ha cambiato la mia vita.

La storia che voglio condividere con voi è quella di una donna che siamo andati a trovare a qualche chilometro da Kigali, la capitale. Viveva in una casa molto piccola in cemento, composta da una piccola entrata e la stanza da letto. Come molte case africane, la cucina era fuori. Non immaginate le nostre cucine ma un fornello in uno stanzino.
Eravamo circa 8 persone e lei aveva chiesto in prestito degli sgabelli al vicinato per farci accomodare tutti. Com’è loro usanza, lei e il figlio si sono seduti a terra sulle stuoie. Era una donna vedova e il ragazzo che viveva con lei era il figlio più piccolo.

Ci presentò un vassoio con un casco di banane, quelle piccole. Se siete stati in Africa o in Sud America sapete quanto siano buone! Ci raccontò la sua storia, la difficoltà nell’essere sola e poter provvedere al cibo. E mentre ci raccontava questo ci invitava a prendere le banane. Lei che non aveva quasi nulla, con amore e generosità, ci offriva ciò che possedeva.

Alla fine della visita, dopo aver portato loro dei doni (soprattutto riso, materiale per l’igiene personale e materiale scolastico per il ragazzo), pregammo insieme a lei e suo figlio. Uno dei volontari le chiese se c’era qualcosa di preciso per cui potessimo pregare e lei ci disse: “Che mio figlio possa proseguire gli studi e non allontanarsi mai dalle vie del Signore. E voglio anche ringraziare Dio per voi che siete venuti fino a qui a visitare me”.
Ricordo ancora ciò che ho provato in quel preciso istante: mi sono sentita piccola. Mi sarei aspettata che lei chiedesse di pregare per un lavoro o che la sua condizione potesse migliorare. Ne aveva tutti i diritti! Invece ci chiese di pregare per suo figlio e per noi volontari.

Uscendo da quella casa, quel giorno, ho capito cos’era la gratitudine e di quanto io, pur avendo tutto, spesso non sono abbastanza grata verso un Padre che non mi fa mancare mai nulla. Ogni volta che mangio una banana ricordo ancora quel pomeriggio in Ruanda, ricordo quella donna e ciò che mi ha insegnato: sii grata per ciò che hai, sempre. Sii grata!

Immagine Pinterest: un bambino africano sorride con in mano un palloncino verde, sullo sfondo la mamma, un altro bimbo e la casetta di terra rossa

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10 Responses

  1. Avatar
    Antonella

    Sono sempre toccanti le esperienze in un mondo lontano da noi, si impara che l’animo umano e’ capace di amore infinito

    • The Lady
      The Lady

      Come hai espresso bene questo pensiero! Sono esperienze uniche, toccanti e intense, hai ragione!

  2. Avatar
    Dilva

    Il racconto di Antonella, che avevo ascoltato direttamente dall’interessata, mi emoziona sempre. Ho conosciuto personalmente suor Delphine ed è stato un piacere ed una gioia e condivido la descrizione precisa ed affettuosa che ha espresso Antonella .

    • The Lady
      The Lady

      A questo punto piacerebbe anche a me incontrare questa sorella tanto carina! 😀

  3. Avatar
    Teresa

    Ammiro moltissimo le persone che hanno intrapreso questa strada e che hanno fatto la meravigliosa esperienza del volontariato.

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    paola

    Esperienza meravigliosa! I volontari hanno grandi cuori e per loro ci deve essere un gran rispetto e gratitudine. Purtroppo non sempre accade: lo vediamo sui giornali e sui social proprio in questi giorni.

    • The Lady
      The Lady

      Come hai ragione! Tanta ignoranza ed egoismo, e pochissima empatia!

  5. Avatar
    Sara Alessandrini

    Che meraviglia! Grazie per queste toccanti testimonianze. Io penso che sia bellissimo dare agli altri senza tenere nulla per se. Donare se stessi, donare speranza a volte anche solo un abbraccio è utile a far sentire meglio l’altro. Mi piacerebbe fare un’esperienza così forte.

    • The Lady
      The Lady

      Dovresti provare! Sono sicura che ti piacerebbe. Ti vedo già partire con lo spirito giusto! 🙂

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