Turismo di nicchia ad Haiti

pubblicato in: Nord America, Viaggi | 2

  • Dove vai quest’estate? 
  • Ad Haiti
  • Wow, che figata!!
  • … Mah… Sì…
  • Cos’è, Polinesia?
  • Ah no, no. Quella è Tahiti…. Io Vado ad Haiti. Il paese più povero del continente americano.
  • Aspetta… Quello del terremoto?
  • Esatto!
  • … Ah…

Il turismo “off the beaten path” va molto di moda in questi ultimi anni. Si mira a visitare posti alternativi, la natura incontaminata, evitare affollamenti, file, ricchezze e dedicarsi più che altro alla scoperta della vera vita locale.
Ecco no, ad Haiti non sono andata alla ricerca di tutto ciò, il mio è stato un turismo un po’ forzato, ma che considero un’avventura turistica discretamente estrema!

Turismo ad Haiti: immagine per Pinterest

Perché fare turismo ad Haiti?

Sono stata ad Haiti per un viaggio di volontariato. Ne ho parlato in un post che ho voluto chiamare “Haiti non è un paese per vecchi”, perché questa è la nazione con l’aspettativa di vita più bassa del continente americano.
In quei giorni ho scoperto un’isola caraibica così ricca di potenzialità e contraddizioni che mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Ma proprio per questo motivo mi sento di suggerirla come meta turistica a chi, per esempio, è in zona o addirittura sulla stessa isola, dall’altra parte del confine, nella Repubblica Domenicana.

Con la nazionalità italiana, si può ottenere il visto turistico direttamente all’arrivo in aeroporto o al confine con la Repubblica Domenicana. Se volete sentirvi più sicuri, comunque, richiedetelo all’ambasciata haitiana prima di partire.

5 posti da visitare ad Haiti

Ma arriviamo al punto: se vado ad Haiti, trovo solo povertà, macerie e colera?
Certamente no! Il turismo ad Haiti è latente, ma c’è! Eccovi qualche idea.

1. Siamo su un’isola caraibica: iniziamo dal mare!

Le coste della Repubblica di Haiti non sono curate come quelle delle isole vicine. Bisogna quindi approcciare la vita da spiaggia in punti precisi della costa. Molti hotel e villaggi turistici hanno accesso a tratti privati di spiaggia, che vengono quindi puliti e tenuti sicuri.

Io sono stata all’Ocean View resort: è piccolino con piscina, ristorante, patio ombreggiato, campo da tennis e, ovviamente, la spiaggia con l’accesso al mare.
Come in tutti gli altri resort e alberghi della zona, si può entrare e godere di tutti i confort pagando un prezzo d’accesso giornaliero.

Ad Haiti l'attrazione più semplice da sfruttare per attrarre turismo sarebbe il suo mare caraibico, a patto che la spiaggia sia ripulita
Il mare caraibico di Haiti, 50 km a nord della capitale di Port-au-Prince

2. Jacmel

Sulla costa sud c’è una meravigliosa città coloniale, sito dell’UNESCO. Jacmel è caratterizzata dall’architettura delle case in tipico stile gingerbread (“pan di zenzero”), alcune delle quali risalgono al XIX secolo e non sono praticamente mai state ritoccate.
E’ stata la prima città caraibica raggiunta dall’elettricità nel 1925 e per questo motivo si è guadagnata il soprannome di  “City of Light” (Città della Luce).

Ci sono bar e ristorantini e un lungomare con qualche accesso al mare. Sconsiglio di nuotare o fare snorkeling in aree che non facciano parte di un albergo o di un resort, perchè l’acqua e, soprattutto, la sabbia non sono mai molto pulite.
Jacmel è stata parzialmente distrutta dal  devastante terremoto del 2010. Purtroppo non è stata ancora del tutto ricostruita, alcune case e palazzi sono ancora pericolanti e lasciati un po’ a se’ stessi. In tutta Haiti, la considero comunque una delle città più accessibili e preparate al turismo sia locale che internazionale.

Jacmel è una delle città più turistiche di Haiti ed  è caratterizzata da coloratissime case in stile pan di zenzero
Le case in stile “pan di senzero” in una delle vie principali di Jacmel – La baia di Jacmel vista dall’alto.

3. Il Basin Blue

Un’altra bellezza naturale è il Basin Blue, una serie di bacini di acqua dolce, collegati da cascate e circondati da una rigogliosissima boscaglia.
Si paga un biglietto di entrata e si è più o meno forzati (se non per legge, per insistenza) ad avere una guida che accompagna i visitatori nel percorso. La via da seguire è discretamente semplice. Ci sono solamente un paio di passaggi complessi che danno significato alla presenza delle guide, che infatti armeggiano efficienti con corde per superare dei gradini ripidi solamente abbozzati nella roccia.

Il Basin Blue attrae ad oggi prevalentemente turisti haitiani, anche perché raggiungerlo non è proprio semplicissimo. Non è lontano da Jacmel, ma la strada è solo parzialmente asfaltata. Anzi, è curiosamente asfaltata a tratti apparentemente casuali. Qua sì, lì no, poi di nuovo sì, e ora no…

Il Basin blue con le sue pozze d'acqua dolce trasparente sono meta di turismo locale nel sud di Haiti
Cascate e laghetti d’acqua dolce del Basin Blue

4. Port-au-Prince: il traffico, i supermercati e le case colorate

Capitale del paese, Port-au-Prince, è una città di quasi 1 milione di abitanti, per metà coperta di baracche. Il traffico è folle, tra strade non asfaltate, l’assenza quasi totale di semafori e una quantità insensata di autoveicoli di vario genere.

La inserisco tra le cose da vedere perché è un’esperienza unica. Ci sono un paio di cose effettivamente turistiche da visitare, ma secondo me la parte più interessante è proprio “vivere” il delirio cittadino.
Prenotate un autista (no, non guidate voi!), che probabilmente vi verrà a prendere con un pick-up, e fatevi un giro. Fatevi portare ad un supermercato, per esempio e girate tra gli scaffali. Le merci siano esposte in doppio prezzo: gourde haitiane e dollari haitiani (che non esistono!), ma potete pagare anche in dollari americani. Geniale.
Ci sono interi quartieri, come Jalousie, di “casette” coloratissime arrampicate sulla collina. C’è il quartiere con gli expat e i ricchi haitiani, con villette, piscine e negozi occidentali. Ci sono le baracche e i mercati, mercati ovunque.

Due scene tipiche di Port-au-Prince: gente che sale a bordo di un tap-tap e donne al mercato
“Tap tap”: tipico mezzo di trasporto pubblico a metà tra un bus e un taxi – Uno dei mercati di Port-au-Prince

5. La Cittadella di Cap-Haitien

A nord del paese si trova Cap-Haitien, chiamata anche Le Cap, la città più grande della regione. A una trentina di Km di qui, si trova la Citadelle Leferrière, la fortezza più grande del continente americano. Fu costruita all’inizio del XIX secolo a 900 metri d’altitudine ed è stata di fondamentale importanza per mantenere l’indipendenza appena proclamata dalla Francia. Era dotata di più di 30 cannoni e cisterne per contenere provvigioni per 500 uomini per almeno un anno intero.
La cittadella è sito dell’UNESCO dal 1982.

Arte e souvenir

Gli alberghi sono spesso gettonati da venditori ambulanti che si appostano all’entrata aspettando che qualcuno entri o esca dalla porta ben custodita dalla guardia. A Port-au-Prince c’è un mercatino dedicato proprio all’artigianato, in centro, vicino al Musee du Pantheon National Haitien, il museo della storia di Haiti.

Vendono tutti più o meno le stesse cose o con lo stesso stile. Mi hanno spiegato che c’è un’associazione che “gestisce” gli artisti e li aiuta a vendere e promuovere. Non so bene in che termini questo accada. Ho sperato non ci fosse troppa speculazione, ma francamente non lo escludo.
L’artigianato di cocco e legno è ben fatto. Ci si trovano piatti, attrezzi da cucina, statuine, cornici, gioielli…

Similmente alla Repubblica Dominicana, l’arte naïf è il principale stile di pittura. Le tele rappresentano quasi sempre persone, stilizzate e coloratissime. Io le trovo incantevoli.  Non sono tutte meravigliose, ma ce ne sono talmente tante che qualche tesoro si trova sicuramente, ce n’è per tutti i gusti.

Tela in stile naïf dipinta da Tajson.
Arte naïf dalla Repubblica di Haiti (credit: Tajson)

Sicurezza

Haiti è presa in poca considerazione dal turismo di massa anche a causa dell’allarmismo che spesso la televisione diffonde.
La pelle bianca è automaticamente associata alla ricchezza e, spesso, alla sprovvedutezza. Si diventa quindi facili prede. Ma come in tanti altri posti in tutto il mondo, bisogna soprattutto usare la testa e stare attenti. Gli alberghi hanno solitamente guardie all’entrata. Per andare in giro, uscite in gruppo e/o con un autista. Non sfoggiate macchine fotografiche, cellulari, gioielli e portafogli.
Detto questo, divertitevi!

Guardia armata all'entrata di un albergo a Port-au-Prince
Per la sicurezza degi ospiti, all’entrata del mio albergo faceva bella presenza una simpaticissima guardia armata, che non mollava mai il suo fucile (o qualsiasi cosa sia quell’affare enorme con la canna e il grilletto!)

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2 Responses

  1. Avatar
    Massimo Samperi

    Mi é piaciuto, diretto, semplice e con notizie molto utili per stuzzicare la curiosity e poi approfondire.
    Brava.

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