SCALARE IL KILIMANGIARO: 6000 metri più vicina al paradiso

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Ma come ci sono arrivata fin quassù??

The Lady e Gianni sulla punta più alta del continente africano: Uhuru Peak: la prova del successo nello scalare il Kilimangiaro
The Lady e Gianni in cima al continente africano

2016. Mi sto organizzando un pezzetto di vacanza da aggiungere ad un viaggio di volontariato in Tanzania. Mi avanzano dei giorni nei quali sono indecisa se buttarmi su una spiaggia di Zanzibar ad arrostire fino alla noia o affidarmi ad un lungo safari e scattare quelle 3000 foto ai “big five” delle quali se ne salveranno si e no una dozzina.
Discutendo con i colleghi le varie opzioni, uno di loro mi racconta di come gli sia sempre rimasto un po’ sullo stomaco il non aver fatto una certa road trip anni fa, perché gli amici alla fine si erano tirati indietro. “Sono occasioni imperdibili!” E via, alla fine si lavora per spendere soldi, no??
E niente. Mi ha convinta. Tra la spiaggia e gli animali, ho scelto di scalare il Kilimangiaro.

La cima cima del Monte Kilimangiaro innevata, vista dalla foresta pluviale di Mweka Route
La cima del Monte Kilimangiaro innevata, vista da Mweka Route

Perché scalare il Kilimangiaro quando la Liguria é tanto bella?

7 giorni, Machame route, ed eccomi qua in cima all’Africa, a 5895 metri di altitudine, il fiato corto, il mal di testa, l’adrenalina che mi ha abbandonato 7 ore fa, 1000 metri più in basso, e una stanchezza che non si può raccontare. Ma ci sono. Ho scalato la montagna singola* più alta al mondo, ho raggiunto il punto più alto del continente africano.

Ci sono volute settimane di ricerche per scegliere quale via percorrere e a quale agenzia affidarmi. Ho cercato di allenarmi a camminare svariate ore di fila, nonostante la mia residenza fosse in uno dei paesi più piatti d’Europa. Avevo mille domande e poche risposte chiare (alcune ve le posso ora offrire in questa sezione FAQ sul Kilimangiaro). Ho comprato un po’ di attrezzatura, ne ho riciclata altra e alla fine mi sono ritrovata a camminare per una settimana intera, condividendo con tanti meravigliosi sconosciuti la strada, la fatica e dei “bagni” che voi-umani-non-potreste-immaginarvi nemmeno al largo dei bastioni di Orione. Alcuni li ho persi per strada, man mano che abbandonavano, altri li ho incontrati in vetta o a festeggiare dopo la conquista della montagna.

Istantanee della scalata: Giorno I: giocando nella foresta con le liane - Giorno II: romantico tramonto dietro alla silhouette alla toilet di Shira Camp - Giorno III: discesa di un gruppo di scalatori da Lava Tower a Baranco Camp
Giorno I: giocando nella foresta – Giorno II: romantico tramonto dietro alla toilet di Shira Camp – Giorno III: discesa da Lava Tower a Barranco Camp

La salita è faticosa e ogni giorno diventa un po’ più dura. Sarà l’insonnia o le ore di cammino senza sufficiente recupero. Ma lo spettacolo è impagabile: il paesaggio cambia da una ricca foresta pluviale al deserto alpino, dalla brughiera alla ghiaia di rocce vulcaniche. Le guide, i cuochi ma soprattutto i porters (quelli che portano le tende, il mangiare, i tuoi vestiti, le loro cose, smontano il campo la mattina quando parti, ti superano per la strada, rimontano il campo e sono pronti ad accoglierti con pop corn e the quando arrivi) fanno un lavoro faticosissimo e si meritano tutta la mia stima.

Istantanee della scalata: Giorno III: foresta di dendrosenecio a 4000 metri - Giorno VII: il team al completo (porters, guida, cuoco + turista) - Giorno V: vista sul Karanga Camp
Giorno III: foresta di dendrosenecio – Giorno VII: il team (porters, guida, cuoco + turista) – Giorno V: vista su Karanga Camp

Summit: 5895 metri di fatica

L’ultima parte della scalata, detto “summit”, quando si raggiunge la vetta, inizia verso mezzanotte per poter raggiungere i 5895 metri all’alba, con una meravigliosa visuale a 360 gradi sul ghiacciaio sottostante e sulle valli ai piedi del vulcano.
Ma camminare di notte è impegnativo, stancante, freddo, ventoso, non si vede nulla 20 cm oltre i propri piedi. Passo dopo passo si segue per ore ed ore la guida, come una lunga fila di pecoroni, onde evitare di perdersi nel nulla o di scivolare da qualche parte. Timori infondati, in verità, perché la maggior parte delle ore di quest’ultimo tratto di cammino sono su una superficie sabbiosa molto estesa, senza strapiombi o passaggi pericolosi. Ma tutto questo, al buio, non lo si vede.
Camminare in queste condizioni non solo non è divertente, ma è anche piuttosto noioso. Non c’è il bel panorama dei giorni precedenti a tener compagnia, c’è solo la fatica che va combattuta con la forza di volontà, quella che ti dice “Deh, hai perso 5 giorni a camminare, non è che molli adesso, eh??”.

Istantanee della scalata: Giorno IV: il cartello di benvenuto di Karanga Camp - Giorno VI: il ghiacciaio che ricopre la cima del Kilimangiaro - Giorno V: il sentiero da percorrere nella brughiera e una solitaria toilet
Giorno IV: il cartello di benvenuto di Karanga Camp – Giorno VI: il ghiacciaio che ricopre la cima del Kilimangiaro – Giorno V: il sentiero da percorrere nella brughiera e una solitaria toilet

Dopo qualche ora, la gente non parla più, la stanchezza regna sovrana. Si ricominciano a vedere sorrisi solo avvicinandosi alla vetta, quando la luce inizia a permetterti di riconoscere le facce di chi ti sta attorno e i primi scalatori che hanno raggiunto Uhuru Peak stanno già scendendo e ti incoraggiano “non manca molto!” con gran sorrisoni e pacche sulle spalle. Eh già, facile ridere quando cammini in discesa…
E di nuova Forza Di Volontà che ti sussurra “Guarda, ce l’ha fatta pure quel tipo lì che ieri hai superato prima del campeggio! Se ce l’ha fatta lui…. Eddai!!!”. Ma soprattutto, come avrà fatto ad arrivare lassù così in fretta? Mistero.

Dopo 6 ore in queste misere condizioni, ripensavo a quella tipa che una dozzina di ore prima mi raccontava di aver raggiunto la vetta solo grazie alla bomboletta di ossigeno che la sua guida aveva nello zaino. La mia guida, invece, lo zaino manco se l’era portato. Nemmeno una borraccia, il mostro di montagna, il mio Uriu. Mostro gentile, però, che a metà strada si è preso il mio di zaino, con i mille litri d’acqua che mi aveva costretto a portarmi appresso.

La guida in posa sul ciglio di Barranco Wall, sopra la distesa di nuvole bianche.
Uriu sfoggia il suo stile sul ciglio di Barranco Wall, appena sopra le nuvole

Camminavo guardando i miei scarponi, contando 10 passi per poi tentare di prendere fiato. Ma a quall’altitudine non si riesce a riprendere fiato. Il fiato manca sempre. E’ una strana sensazione. E mentre io ormai parlavo da sola, cercando di convincere Forza Di Volontà a lasciar perdere, Uriu mi ha dovuto fermare per farmi notare che albeggiava, laggiù alle mie spalle, sopra le montagne distanti. Pochi minuti dopo, eccoci a Stella Point, 5756m, la seconda cima più alta del Kilimangiaro.

Scalare il Kilimangiaro tra soddisfazione e sfinimento epico

E se arrivi qui, ormai è fatta! Dopo nemmeno un’altra ora di cammino praticamente in piano, ecco millemila persone festose e disfatte fare la fila per una foto trionfante davanti al famoso cartello: “You’ve reached the highest African point”: Uhuru Peak.

Io e la mia guida in cima al monte Kilimangiaro. Dopo 5.5 giorni di scalata, abbiamo raggiunto Uhuru Peak, il punto più alto del continente africano  a 5985 metri d'altitutine
La conquista del Kilimangiaro: Uhuru Peak

Mezz’ora a godersi la vittoria, scattare qualche foto e poi giù veloci veloci, slittando sulla sabbia. Finalmente riesco a vedere la strada che ho fatto al buio in salita, raggiungo il campo per pranzare e poi via ancora più in basso per l’ultima notte in campeggio, a soli 3500 metri. Il mal di testa scompare magicamente, si respira bene, c’è aria di festa non solo tra chi ce l’ha fatta, ma anche tra le guide, sia perché c’è partita alla radio e sono tutti collegati a fare il tifo, sia perché domani molleranno i clienti per tornare dalle famiglie con qualche dollaro in più.

Ma prima di uscire dal parco naturale del Kilimangiaro si passa dal via, ed ecco i miei trofei! Mi porto a casa le foto fatte in questi 7 giorni e il diploma! Sì, perché alla fine di tutta questa faticaccia, se sei riuscito a raggiungere una delle tre cime della montagna, ti danno un bel diplomino che certifica che hai scalato con successo il Kilimangiaro! Sono soddisfazioni….

Il Parco Nazionale del Kilimangiaro certifica il mi osuccesso nello scalare il monte fino a Uhuru Peak a 5895 metri.
Il capo del Il Parco Nazionale del Kilimangiaro certifica il mio successo

Lo consiglio? Assolutamente sì.
Lo rifarei? No, una volta può bastare!
Ci sono tante altre montagne da scalare. Quale sarà la prossima?


* Montagna singola, ovvero non parte di una catena montuosa (come, per esempio, potrebbe essere il Monte Bianco). Il Monte Everest è la cima più alta al mondo, con i suoi 8850 metri, mentre Mauna Kea, vulcano nelle Hawaii, raggiunge solamente i 4,205 metri di altitudine, ma continua per altri 6000 sotto il livello del mare.


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Immagine Pinterest per "SCALARE IL KILIMANGIARO:  6000 metri più vicina al paradiso": la cima Kilimangiaro vista dalla bassa foresta ai piedi del monte

12 Responses

  1. Avatar
    francesca

    Hai tutta la mia immensa stima per aver fatto una cosa tanto epica. A me il mal di testa inizia a 2000 metri e non mi abbandona fino a che non torno al mare. Impiego almeno 2/3 giorni per abituarmi e tu hai fatto tutto in una notte.

    • The Lady
      The Lady

      Il mal di testa è davveero una brutta cosa, specialmente quando non hai un divano a disposizione sul quale svenire!! Ma l’adrenalina e la voglia di farcela un po’ aiutano! 😉

  2. Avatar
    • The Lady
      The Lady

      Grazie! Dieri che l’emozione è stata direttamente proporzionale alla fatica! ;P

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    Alessandra

    Mamma mia che faticaccia! Non so se riuscirei ad affrontare una fatica simile (sono un po’lagnosa?)…sono contenta che tu ci sia riuscita! È una bellissima soddisfazione!!

    • The Lady
      The Lady

      Sì, ci vuole “un pochino” di determinazione, senno’ con tutta ‘sta fatica si molla al secondo giorno! 😀

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    Virginia

    Scalare il Kilimanjaro è uno dei nostri sogni. Spero davvero di poterlo realizzare prima o poi.
    Per quanto tempo ti sei allenata prima della scalata? Hai scalato altre montagne, o questa è stata la tua prima scalata?

    • The Lady
      The Lady

      E’ stata la prima esperienza di questo tipo, poi ci ho preso gusto! 😉
      Ho iniziato ad allenarmi forse 2 mesi prima di partire, quando ho comprato gli scarponi con i quali ho poi scalato. Ma fai conto che sono stata ad alta quota una sola volta in quei mesi. Quindi è stato un allenamento più muscolare che altro!

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    Marcello

    Le montagne comunque non si conquistano, si salgono e se la montagna te lo permette ti fa arrivare in vetta altrimenti se si gira non ce n’è per nessuno. Io dopo svariati 5000 e 6000 i kily lo proverò l’anno prossimo e Spero di potermi godere la meraviglia della sua vetta
    Ciaooo

    • The Lady
      The Lady

      Il Kilimanjaro è uno spettacolo, ti auguro di arrivare in vetta!!! 🙂

  6. Avatar
    • The Lady
      The Lady

      Grazie!! Tanto fanstastica quanto faticosa! 😀

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