Scalare il Kilimangiaro: 10 Domande & Risposte

pubblicato in: Africa, Trekking | 2

Scalare il Kilimangiaro intimorisce tanti amanti della montagna che non hanno molta esperienza in lunghi trekking o di elevate altitudini.
“E’ difficile? Quanto tempo ci vuole? Devo essere allenato? Quanto costa? Cosa devo portare? E’ pericoloso?” sono alcune tra le più comuni domande che mi sono chiesta io stessa riguardanti la scalata di questa meravigliosa montagna africana.
Io ho raggiunto la cima del vulcano, Uhuru Peak, a 5895 metri, verso la fine del 2016, e metà delle mie domande sono state risposte solamente durante il cammino. Provo qui ad anticiparne qualcuna delle vostre, rispondendo brevemente.

Immagine Pinterest per "Scalare il Kilimangiaro: 10 Domande & Risposte": un gruppo di scalatori scende da Lava Tower verso la valle

1. E’ difficile scalare il Kilimangiaro? *

Il Kilimangiaro è una scalata “facile” in confronto ad altre cime altrettanto famose, perché non necessita di capacità di arrampicata, esperienza in alta montagna o attrezzatura tecnica. Ed è quindi molto popolare tra gli amanti di trekking e di montagna in generale.
Ma “facile” e “difficile” sono termini totalmente soggettivi.
Io direi che è fattibile per persone in buono stato di salute generale, in grado di camminare svariate ore di fila e senza problemi a piedi, gambe e ginocchia.

2. Devo allenarmi prima di partire? Come? Per quanto tempo? *

Come ogni attività fisica intensa, una buona preparazione è importante, se non fondamentale. “Come” prepararsi, però, dipende dal punto di partenza di ognuno.
In generale, camminare spesso e a lungo è la base dell’allenamento, meglio ancora se in salita.

Premettendo che non sono minimamente un’esperta, le mie soluzioni fai-da-te per prepararmi prima di partire sono state 3 e sono state dettate e adattate al fatto che abitavo in una delle zone più piatte d’Europa.
Prima di tutto ho cominciato, 2-3 mesi prima della scalata, ad andare in palestra un paio di volte la settimana a camminare su un triste tapirulan alla massima pendenza. La velocità non è minimamente importante: concentratevi su tempo, distanza e dislivello.
Secondo, casa mia è su due piani, quindi ho fatto tanto “step” casalingo, su e giù dai primi 2 scalini per un po’ di extra attività cardio.
Terzo, camminavo (in piano!) tutte le volte che potevo, sia in città che fuori: andando al lavoro, a fare spese anche lontano, nei parchi…. Ho risparmiato tantissimi biglietti del tram! In quei mesi sono riuscita a fare solamente una breve passeggiata in montagna a circa 2000-2500 metri.

3. Quanto tempo ci vuole per scalare il Kilimangiaro?

La scalata può essere fatta in 4-10 giorni.
Ci sono 7 vie per scalare il Kilimangiaro e nel precedente post “Scalare il Kilimangiaro: le 7 vie per la vetta” le descrivo una per una, con pro e contro di ognuna. Variano la lunghezza, la difficoltà, il paesaggio, la sistemazione per dormire… Non esiste una via migliore in termini assoluti. Dipende dalla preparazione, dal tempo, dal budget e altre preferenze di ogni scalatore.

Mappa delle vie per scalare il Kilimangiaro, con ingressi al parco, altitufini, campeggi e punti d'interesse
Le 7 vie per raggiungere Uhuru Peak, la vetta del Kilimanjaro *

4. Quanto costa scalare il Kilimangiaro?

Sicuramente non è a buon prezzo!
Direi che ci sono fondamentalmente due modi di approcciare la prenotazione (obbligatoria!) della scalata: appoggiarsi ad un’agenzia occidentale / tour operator o armarsi di tanta pazienza e voglia di contrattare (in inglese) e contattare direttamente un’agenzia locale.
Nel primo caso, le agenzie occidentali hanno uffici un po’ ovunque e utilizzano agenzie locali, quelle della seconda opzione, che forniscono l’effettivo pacchetto di guida, attrezzatura, spostamenti… Sono ovviamente più care, proprio perché c’è un passaggio in più tra lo scalatore l’agenzia che fornisce il servizio.
Le agenzie locali, a loro volta, hanno prezzi parecchio differenziati, anche se l’offerta è spesso la stessa. Oltre al servizio standard di base, in ogni agenzia si possono richiedere svariati extra, quali una tenda comune per mangiare tutti assieme, sedie portatili, toilette privata (!!!!)…

Voci di corridoio sostengono che la differenza maggiore del prezzo stia negli stipendi che le agenzie pagano al personale della scalata, cioè guide, cuochi e porters. Ovviamente nessuno vi verrà a raccontare quanto guadagna in più o in meno dei colleghi. Ma è importante tener presente che OLTRE al prezzo pagato all’agenzia, c’è sempre una mancia da dare a fine scalata al team che vi ha accompagnato. L’agenzia vi dirà che non  obbligatoria, ma da come si illuminano le facce di questi ragazzi, è evidente che una buona fetta del loro stipendio proviene proprio dalle mance.

I costi variano anche a seconda della durata della scalata, il numero degli scalatori e la via scelta. Tanto per dare qualche numero di riferimento, non c’è quasi nulla inferiore ai 1500$ ed è facile superare i 2500-3000. Ho sentito di gente che ha pagato per la mia stessa scalata più di 5000$. Un americano che ho incontrato l’ultimo giorno, scalava da solo con 19 persone al suo servizio. Non oso immaginare quanto abbia speso….

5. Cosa devo portarmi?

La maggior parte delle agenzie mette a disposizione qualsiasi cosa possiate richiedere, a pagamento o meno.
La buona notizia è che, incluso nel prezzo di qualsiasi pacchetto scelto, ci sono questi fantastici e incredibili ragazzi che fanno un lavoro pazzesco e meritano tutta la stima dello scalatore: i porters. Portano tutto quello che serve per la scalata sulle loro spalle: tende, cibo, sacchi a pelo, spazzatura, attrezzatura per la cucina, eventuali sedie o altri accessori che potreste aver richiesto e, ovviamente, le vostre cose.
Con questo non voglio suggerire di sentirvi liberi di portare l’intero vostro guardaroba! Piuttosto, non fatevi venire l’ansia da viaggio minimalista. E se avete troppa roba, potrete sempre lasciarla all’agenzia prima di iniziare la scalata.

Quello di cui c’è bisogno e che non dovreste chiedere all’agenzia, sono le cose di buon senso:

  • scarponcini per scalare di buona qualità e già ampiamente utilizzati.
  • vestiti a strati che coprano temperature varie, da caldo a inizio scalata, al freddo gelido delle notti e dei 5000 metri. Senza dimenticarsi che potrebbe anche piovere. Quindi giacca impermeabile, guanti, cappello, calzettoni… ma anche magliette e pantaloni leggeri.
  • un cappello/bandana/fascia per capelli: non solo per donne e non solo per chi ha i capelli! Il sole, il freddo, il vento e l’eventuale pioggia sono davvero fastidiosi!
  • crema solare (salvo previa abbondante abbronzatura. Io mi sono bruciata le uniche parti spesso scoperte: naso e MANI!)
  • se avete con voi attrezzatura elettronica, suggerisco un piccolo pannello solare portatile (da prestare generosamente a chi lavora per voi!)
  • luce/torcia per la sera e l’ultimo giorno di scalata in notturna.
  • borracce o sacche per almeno 2-3 litri d’acqua.
  • classiche cose per toilette di vostro gradimento, specialmente se umidificate. Assicuro che dopo una settimana senza acqua corrente, nessuno noterà se vi siete rifatte il trucco, quindi portate solo lo stretto necessario!

6. Dove si dorme?

Marango Route è l’unica ad offrire alloggi in baracche lungo il percorso. Tutte le altre vie sono dotate solamente di campeggi con tende.

Karanga Camp visto dall'alto: tante tende e una casetta per le guardie forestali sono tutto quello che si incontra durante la scalata del Kilimangiaro
Karanga Camp, 4000 metri

7. Cosa si mangia? C’è acqua?

Con ogni gruppo di scalatori c’è sempre un cuoco. Non aspettatevi lo chef del grand hotel, ma vi preparerà apprezzatissimi pasti caldi e qualche pranzo al sacco. I menù prevedono solitamente riso, zuppe, pane, pollo, uova, salsicce, biscotti e frutta. Caffè e thè caldi più volte al giorno. E lasciatevi sorprendere dai pop corn a fine a giornata!
Alcune agenzie prevedono pasti vegetariani, ma vanno richiesti in anticipo.

L’acqua potabile viene fornita sia la mattina che la sera al campo. E’ presa da fonti d’acqua sulla strada o vicino al campeggio e viene bollita. Chiedete all’agenzia per dettagli e portatevi le pastiglie per purificarla, se non vi fidate.

Viene anche offerta una bacinella d’acqua per lavarsi ogni mattina prima della colazione e la sera all’arrivo al campo. Il minimo necessario, ma tenete conto che qui non ci sono rubinetti! Barafu Camp, in particolare, non ha accesso a fonti d’acqua: dopo aver portato al campo tutti i bagagli, i porters scendono di nuovo, si caricano d’acqua e risalgono!

8. Quand’è il periodo migliore per scalare il Kilimangiaro?

La scalata è fattible tutto l’anno. I mesi più freddi sono Luglio Agosto e Settembre, dove potreste incontrare neve ad alte quote. Quelli più caldi sono invece Gennaio e Febbraio. Sconsiglierei le stagioni delle piogge, cioè Novembre e soprattutt, Aprile e Maggio. Questo perchè i percorsi e i campeggi si riempiono di fango, rendendo tutto più scivoloso e faticoso, nonchè bagnato, ovviamente!
La scelta migliore ricade quandi nei mesi più secchi: da Giugno a Ottobre e da Dicembre a Marzo, con una predilizione per quelli più caldi (durante inverno/primavera europei).

Grafico delle temperature medie annuali a diversi livelli d'altitudine del Monte Kilimangiaro

9. Cos’è il mal di montagna? *

Il Mal di Montagna (AMS = acute mountain sickness) è il malessere causato dal mancato adattamento del corpo umano alla scarsità di ossigeno presente ad altitudini elevate. Si presenta a partire da circa 2500 metri con leggeri sintomi quali nausea, mal di testa, insonnia, estrema stanchezza e capogiri che, se ignorati, possono portare a gravi conseguenze.
Le guide sono abituate a riconoscere questi sintomi e, se necessario, ad intervenire riportando lo scalatore ad altitudini inferiori.
Salire lentamente o essere già abituati a queste altitudini sembrano essere gli unici elementi per evitare il malessere.

Per ulteriori e più dettagliate informazioni mediche, consultate il vostro medico di fiducia (o fate come i millennial e leggete su Wikipedia).

10. E’ pericoloso scalare il Kilimangiaro? *

Previa stupidità o estrema distrazione dello scalatore, direi di no. Detto questo, rompersi una gamba o cadere e farsi male può succedere anche in casa propria.
La percentuale di successo della scalata, ovvero il raggiungimento dei 5895 metri, si aggira intorno al 70% (i dati sono di difficile reperimento e spesso contrastanti, perché le agenzie tendono a minimizzare i tentativi falliti). La maggior parte degli abbandoni è dovuta a una generica impreparazione fisica o a lievi malesseri.

Altre domande?

Chiedete qui nei commenti e proverò ad integrare altre questioni importanti in questo post al più presto!


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2 Responses

  1. Avatar
    MARTINA BRESSAN

    Bellissimo! Dopo essere stata in Tibet e aver visto anche se dal lontano l’Everest e essere arrivata al primo campo base, con mio marito stavamo appunto pensando di fare un’avventura simile.
    Ho letto il tuo articolo riguardo le 7 vie per la vetta, e devo dire che molto probabilmente anche noi opteremo per Machame Route.. Ora l’unica cosa che mi rimane è valutare bene il budget.
    Ho una domanda (caso a parte l’americano che aveva un team cospicuo): il numero di accompagnatori varia in base al numero di partecipanti, cioè se scaliamo in due o tre abbiamo lo stesso numero di accompagnatori di chi è da solo? giusto per capire come si suddivide la spesa..

    • The Lady
      The Lady

      Sì, il numero di persone che vi accompagnano cambia a seconda di quanti siete. Potete chiedere si assere solo voi, o di essere aggiunti ad un gruppo più grande, il che costa proporzionalmente meno. Per esempio, c’è sempre più di una guida per chi sale in gruppo, nel caso in cui qualcuno abbia bisogno di tornare indietro. Anche i porters aumentano, perchè ci sono più tende, più cibo, più zaini…. In linea di massima le agenzie vi fanno una sorta di preventivo a seconda di quanti siete e se volete salire da soli o con altra gente. tra 2 e 3 persone, cmq, non credo che il prezzo cambi di molto!
      Bello l’Everest! Chissà, magari un giorno anch’io…. (:

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