Masai: guerrieri e pastori in Tanzania

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Abitando vicino a maggiori parchi safari della Tanzania, i Masai (o Maasai) sono famosi tra i turisti perché facilmente riconoscibili dai loro vestiti e gioielli colorati. Li si vede con i loro animali ai lati delle strade o fuori dalle capanne circondati da bambini. Sono belli, alti, forti, sia uomini che donne. Alcuni villaggi accolgono i turisti per qualche ora di “immersione culturale”. Ma quanto ne sappiamo davvero di questa tribù? 

Oggi vi parlo dei Masai che ho incontrato durante il mio viaggio in Tanzania di qualche anno fa.

Donne masai in vestiti e accessori tradizionali
Donne e bambini masai in vestiti tipici

Chi sono i Masai

I Masai sono un gruppo etnico africano residente nel nord della Tanzania e nel sud del Sudan. Provengono dal nord del Kenya e si sono stabiliti in queste terre da 5-6 secoli. Sono un popolo semi nomade, con una doppia anima di guerrieri coraggiosi e pastori di mucche, capre e pecore.
Hanno una struttura sociale fortemente patriarcale, con gruppi di “anziani” che guidano le scelte più importanti dei singoli gruppi e famiglie Masai.

La maggior parte dei Masai, oltre a Maa, la loro lingua, parla almeno un po’ di Swahili o inglese, le lingue ufficiali di Tanzania e Sudan.

Un popolo di allevatori

I Masai sono sempre stati allevatori e, per la maggior parte, lo sono tutt’oggi. Li si intravede nei campi o ai lati delle strade a fare da guardia ai loro greggi. Iniziano ad occuparsi degli animali da giovanissimi. Non è raro, infatti, vedere due o tre bambini accompagnare la mandria con i loro bastoni.

Sia in Sudan che in Tanzania, i Masai hanno una speciale deroga da parte di alcuni parchi nazionali. Sulle colline attorno al cratere del Ngorongoro, per esempio, possono far pascolare gli animali liberamente. Chiaramente non gli converrebbe scendere nella radura, vista la presenza di predatori! Ma per un turista risulta davvero particolare andare a cercare i leoni e trovare per la strada un pastore che pascola le sue mucche!

Parco Nazionale del Ngorongoro in Tanzania
Fumo sui bordi del cratere del Parco Nazionale Ngorongoro solitamente significa che un Maasai ha fatto campo per passare la notte

La fonte di sussistenza deriva per la maggior parte dal gregge: latte, carne e anche sangue. Un tempo i Masai utilizzavano le pelli per i propri vestiti, ma sono ormai passati ad altri tipi di tessuti, se non forse per i sandali.

La ricchezza dei Masai risiede proprio nel possesso degli animali, oltre al numero di figli. Più animali e figli si hanno, più si è ricchi. Poco importa le condizioni in cui entrambi crescono, cosa che fa un po’ strano al nostro pensiero occidentale. 

Ma l’occidentalizzazione sta raggiungendo gli angoli più remoti del mondo. E i Masai non sono indenni a questa infiltrazione culturale e anche per loro i tempi cambiano. I giovani sempre più spesso abbandonano la tradizione per diventari impresari o impiegati di compagnie decisamente meno “esotiche” e condurre una vita più sedentaria.

Fashion: i tratti distintivi dei Masai

L’immagine classica di un Masai è un uomo alto e ben piazzato, rasato, vestito con un telo rosso avvolto al corpo, sandali, bracciali e altri gioielli colorati, larghi piercing e un lungo bastone di legno in pugno.

Bastone

Partiamo proprio dal bastone, chiamato rungu, in swahili, o orinka in masai. Di recente ho visto una mostra sui Samurai dove ho scoperto che erano gli unici guerrieri in Giappone autorizzati a portare due spade alla cintura. Allo stesso modo i Masai sono posono gironzolare in pubblico con il loro bastone (ma anche un coltello sotto la tunica, volendo)! Questo “permesso speciale” deriva dalla necessità di dover gestire un numero elevato di animali. Ma è poi rimasto nel tempo per il rispetto che si ha nei confronti di questa popolazione di guerrieri. Un particolare interessante, infatti, è che i Masai sono sempre più spesso assunti da privati come guardie per la sicurezza: ufficialmente disarmati (almeno in termini di armi da sparo), sono forniti di una buona preparazione fisica e un solito bastone.

Masai con bastone
Masai in pausa caffè

Vestiario

Un tempo vestiti con le pelli dei loro stessi animali, i Masai hanno sostituito la pelle col cotone negli anni ‘60, con l’inizio del commercio tra l’Europa e la costa orientale dell’Africa, Tanzania inclusa.
L’indumento classico è il shuka, una sorta di coperta di un tessuto resistente e colorato che si avvolge attorno al corpo, spesso a strati. Il colore più diffuso è il rosso, ma anche il blu e fantasie a quadri e a righe sono piuttosto comuni. Al giorno d’oggi si incontrano spesso ibridi di shuka e vestiti occidentali, che in qualche modo mi ricordano un po’ il mezzobusto da telegiornale (o telelavoro!) con l’elegante giacca in bellavista e il pantalone corto (se non addirittura il pigiama!) sotto la scrivania!

Di norma, ai piedi i Masai portano i sandali, incuranti di qualsiasi tipo di terreno sul quale possano camminare.

Gioielli e piercing

Indistintamente portati da uomini e donne, i gioielli sono un tratto distintivo della cultura masai. Forme e colori possono indicare lo stato sociale di chi li porta. Per esempio, le donne nubili solitamente si adornano di dischi piatti attorno al collo, mentre quelle sposate portano lunghe collane per lo più blu. La ricchezza di una famiglia è invece indicata dai colori più sgargianti e le forme più intricate. Ogni colore ha un significato intrinseco: bianco significa purezza e pace; giallo rappresenta l’ospitalità e la fertilità; verde ricorda la terra e la salute; blu parla di energia; nero per solidarietà e difficoltà.

Poco importa se la vacanza in Tanzania include scalare il Kilimangiaro, restare spalmati sulle spiagge di Zanzibar o lanciarsi in safari alla ricerca dei “Big 5”, i gioielli masai rimangono uno dei più comuni souvenir da portare a casa. I Masai continuano a crearli per sé e oggigiorno, con il turismo di massa che cresce, anche agli stranieri. Un tempo venivano usati materiali come ceramica, rame, legno, semi e osso, ma i materiali sintetici moderni vanno ormai per la maggiore. Il metodo per legarli e farne collane e bracciali, comunque, è rimasto invariato.

Altro ornamento unisex sono i piercing e dilatatori ai lobi delle orecchie. Le orecchie vengono poi ornate con gioielli colorati o di metallo spesso molto grandi, sia pendenti che a cerchio.

Una donna con i lobi delle orecchie allargati da piercing
Pochi gioielli ma lobi belli allargati

Pettinatura

Senza distinzione tra maschi e femmine o tra giovani e anziani, i Masai si radono i capelli. I bambini in età scolare sono quasi obbligati dal sistema scolastico per evitare epidemie di pidocchi. E la rasatura del capo fa parte di quasi tutti i riti di passaggio. Ma in generale, per una ragione o per l’altra, i Masai hanno spesso e volentieri il capo completamente rasato.

Quando i capelli sono lunghi, invece, sono praticamente obbligatorie le treccine. Lunghe ed elaborate per i giovani guerrieri, strette attorno alla testa soprattutto per le donne.

Riti di passaggio

Nella cultura masai esistono diverse cerimonie con i rispettivi di riti di passaggio. Ognuna di esse rappresenta l’inizio di un nuovo inizio, una nuova vita. Vediamo le più comuni.

Giovani Masai in attesa davanti ad una baracca di legno
Giovani Masai

Da bambini all’età adulta

Per i maschi questo passaggio si aggira intorno all’inizio dell’adolescenza. Dopo una serie di prove di valore, come saper gestire il bestiame e maneggiare una lancia, danze e nottate passate all’aperto, i ragazzi si preparano dipingendosi la faccia con del gesso bianco. La cerimonia vera e propria consiste nella circoncisione ed è praticata da anziani esperti. Ovviamente senza anestesia e nell’assoluto silenzio: ritrarsi dalla lama o gridare porterebbe disonore e vergogna. Ci vogliono 3-4 mesi per guarire completamente e in quel periodo i quasi-adulti devono vestirsi di nero.

Anche per le fanciulle questo rito di passaggio avviene nella prima adolescenza, e una volta divenute adulte possono sposarsi.
Per le ragazze si parla di mutilazione dei genitali. E’ un argomento molto controverso. La Tanzania, come altre nazioni africane, è impegnata da anni nel cercare di sradicare questa usanza (non solo masai) dalla popolazione. Sempre più spesso, ormai, le giovani si rifiutano di sottoporsi a tale pratica, considerata per lo meno molto pericolosa per la salute.

Un bambino masai vestito a metà tra la tradizione famigliare e la divisa imposta dalla scuola
Tra tradizione e divisa scolastica

Guerrieri e leader

Una volta che i ragazzi sono “diventati adulti” tendono a vivere assieme in agglomerati di case. Altre cerimonie a cui prendono parte nel tempo includono il diventare guerriero, guerriero senior (dopo una decina d’anni) e leader (o anziano).
Ognuna di queste include il rasarsi i capelli a volte dalla madre, a volte dalla moglie. I guerrieri si fanno crescere i capelli fino alla cerimonia per il passaggio a guerriero senior, e si presentano con treccine tinte di rosso.

Solamente i guerrieri senior hanno il diritto di essere padre, quindi ai guerrieri junior non è permesso sposarsi. I leader, ex guerrieri senior ormai sposati, sono ufficialmente indipendenti dalla famiglia di provenienza e possono trasferirsi più lontano. Durante la cerimonia che prevede la rasatura del capo da parte della moglie, gli viene donata una sedia che si porterà appresso per il resto della sua vita. A questo punto hanno più o meno 35 anni.

Matrimoni

I matrimoni masai sono spesso combinati dalle famiglie e le ragazze si sposano generalmente entro i 20 anni di età. Come in molte altre nazioni africane, la famiglia della sposa riceve una dote di animali, ma anche soldi e generi alimentari particolari. Nella processione verso il villaggio del futuro marito, altri regali di parenti e amici si aggiungono alla dote.
Abbandonando la casa paterna, alla ragazza viene rasato il capo, in segno di cambiamento e a fine cerimonia le viene anche dato un nome nuovo!

Donna Masai in vestiti quasi tradizionali seduta nel compound di una scuola in Tanzania
Bella Masai a riposo

Funerali

I funerali, in verità, non esistono. I Masai non credono nella vita dopo la morte e non sotterrano i loro defunti. Sembra brutale, ma in una terra come la Tanzania e il Sudan, gli animali selvaggi possono far sparire un corpo in un tempo piuttosto rapido senza grossi problemi di salute pubblica. Soprattutto se vengono coperti di grasso e sangue di altri animali. 

E’ interessante notare che i Masai credono che, alla morte, ognuno passi ai propri famigliari i peccati commessi in vita. Se il corpo di un defunto non viene sbranato nelle prime 24 ore, viene considerato una cattiva persona. Meglio per la famiglia che venga mangiato in fretta!

Abitazioni: villaggi e case masai

Lavorando prevalentemente con gli animali, i Masai tendono a vivere fuori dai centri urbani. I villaggi e gli agglomerati accolgono gruppi di famiglie e animali come polli e galline. Le case sono piuttosto piccole e con poche finestre. Col caldo che fa in quelle zone, sembrerebbe una scelta controproducente, ma è evidente che questa gente sa esattamente cosa sta facendo! Le costruzioni hanno una struttura di legno piuttosto semplice. La copertura delle pareti è fatta di un misto di pagliericcio e sterco di mucca. Questa combinazione miracolosa lascia una temperatura incredibilmente fresca e costante all’interno delle case. Provare per credere!

Struttura base in legno di una casa in costruzione: il tetto in lamiera è solamente temporaneo, e un operaio sta iniziando a coprire i muri col letame.
Struttura base di una casetta masai

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