Visitando Cuenca, mi sono resa conto di quanto la storia di questa cittadina medievale spagnola fosse strettamente legata alle sue leggende. Vi racconto quattro delle più famose, tra amori traditi, imprese belliche strampalate e storie macabre degne di un racconto di Halloween.

La Cruz del Diablo
Tra le tante leggende, iniziamo subito con un classico, che Cuenca certo non potrebbe farsi mancare, con ingredienti macabri e passioni travolgenti. Questa storia narra del figlio del giudice di Cuenca, un bel giovanotto che potrebbe rappresentare il Don Giovanni spagnolo del medioevo. Sembra si chiamasse Diego, ma visto che varie versioni lo lasciano anonimo, noi lo chiameremo (Don) Giovanni. Tutte le ragazze erano innamorate di lui e Giovanni, senza tanti scrupoli, passava da una all’altra. Fino al giorno che incontrò Diana, una forestiera appena arrivata a Cuenca, che attirava l’attenzione di tutto il paese. La fanciulla non solo era bellissima, ma sfoggiava anche un comportamento quantomeno poco decoroso. Il nostro Giovanni decide che anche questa ragazza deve essere sua e, confidando nel suo ormai noto fascino, inizia a corteggiarla appassionatamente. I due si frequentano ma, con grande sorpresa di Giovanni, la ragazza non sembra interessata.
Il tempo passa e il ragazzo non molla, ormai quasi ossessionato per questo suo fallimento amoroso. Fino a quando la notte di Ognissanti Giovanni viene invitato da Diana ad incontrarsi da soli alla porta dell’Eremo delle Angustie (la Hermita de las Angustias). Nonostante il nome del posto non porti grandi speranze, il giovane si prepara all’appuntamento con la speranza che finalmente Diana si conceda alle sue avances. La data è poco raccomandabile per un’uscita romantica, e anche gli amici del giovane consigliano di rimandare. Neanche un bricconcello come Giovanni dovrebbe fare certe cose ad Ognissanti! Ma Giovanni non ci vede più della gioia e, nonostante il tempo stia peggiorando e un temporale sia chiaramente in arrivo, esce ad incontrare la ragazza.

Quando Giovanni arriva all’eremo già sta piovendo e tuonando abbondantemente. Ma Diana è lì, bella ed elegante come una principessa e lui non ci pensa due volte e la bacia appassionatamente. L’atmosfera si scalda e i vestiti volano, mentre il temporale peggiora. Un fulmine illumina il cielo e i piedi della fanciulla. E Giovanni finalmente nota qualcosa di quantomeno sospetto: Diana ha zoccoli di capra invece che piedini da Cenerentola! La guarda in faccia incredulo e… tahdah!!! E’ il Diavolo in persona! Diana/Diavolo se la ride mentre Giovanni scappa terrorizzato. Proprio lì vicino, per sua fortuna, c’è una croce, e il giovane si aggrappa pregando che Dio lo salvi dal demonio. Il Diavolo lo raggiunge e gli sferra un colpo col suo artiglio. Lo manca di poco, ma l’impronta terrificante della mano del Diavolo rimane impressa sulla croce. Il Diavolo scompare e Giovanni si salva.
Giovanni si rinchiude nel santuario della Vergine delle Angustie, si fa frate, monaco o eremita, non è chiaro. Comunque da quel momento lascerà in pace le fanciulle per bene del villaggio! Invece, per la curiosità dei turisti di Cuenca, l’impronta del Diavolo è ancora visibile sulla croce che si chiama, ovviamente, Cruz del Diablo.

Il guardiano cieco
Siamo nel 1177, e Cuenca è sotto assedio delle truppe di Alfonso XII de Castilla. Dentro le mura di Cuenca si trova l’alcaide moro Abu Beca. ovvero il governatore delle forze islamiche che in quel periodo occupavano buona parte della penisola iberica. Sta aspettando i rinforzi, ma ogni giorno conta, perché le risorse per i cittadini scarseggiano e l’esercito, accampato fuori dalle possenti mura, non vede l’ora di conquistare la città.
E qui entra in gioco il protagonista della nostra storia: Martín Alhaja. Martín è un pastore cristiano che lavora sotto il controllo musulmano, con i suoi colleghi stranieri. Il loro compito è far pascolare le pecore nei campi attorno alla città. Ovviamente non è un lavoro facile, visto che Cuenca è sotto assedio! E infatti viene scoperto dai soldati di Alfono XII. Martín si dichiara cristiano, uno di loro. Di più: gli è apparsa la Vergine Maria e gli ha predetto la caduta della città! O forse appare al re, le versioni sono discordanti. Comunque il re crede alla parola del pastore.

Martín spiega che i pastori come lui entrano ed escono le pecore dalle mura di Cuenca attraversando la porta dell’Aljaraz. Ovvero quella che oggi è la Porta San Juan. Qui è stanziata una guardia vecchia e cieca. Ecco, immaginiamoci la scena: una città sotto assedio e un guardiano cieco a controllare una delle porte. Ovvio no? Martín propone un piano via di mezzo tra il cavallo di Troia e la storia biblica di Giacobbe e Esaù. La porta dell’Aljaraz è abbastanza piccola. E il guardiano fa “bene” il suo lavoro, contando e palpando ogni pecora che passa per controllare che sia tutto in ordine. Ed ecco il genio: un paio di soldati devono vestirsi con pelli di pecora, fingere i belati e gattonare per qualche metro. La guardia li avrebbe controllati, non si sarebbe accorta che una pecora è in verità un uomo impellicciato e i soldati sarebbero entrati all’interno della città in segreto.
Assurdo? Nient’affatto! Fanno esattamente così. Un magro gruppetto di volontari si presenta alla porta guidato da Martín e circondati dal suo gregge. Si accovacciano, la guardia non si accorge di nulla, ed ecco che i soldati sono dentro le mura della città. La fine della storia è ovvia: aspettano che arrivi notte e disarmano dall’interno la guarnigione che controlla la porta principale di Cuenca. L’esercito cristiano entra e, in poche ora, si riprendersi il controllo della roccaforte. Non sappiamo che fine abbiano fatto Martín e le sue pecore. Ma la guardia cieca rende la conquista di Cuenca la mia leggenda preferita!

Juliàn e Inés
Juliàn è il classico giovane delle leggende tristi: bello, povero e innamorato della bellissima Inés, o Angustias, a seconda delle versioni. Manteniamo Inés giusto perché il nome Angustias è già spoiler della fine della storia.
In questa leggenda, i due giovani di Cuenca si vedono tutti i giorni, quando lei si affaccia alla finestra con le inferriate e lei la corteggia con passione. Inés, ovviamente cede al fascino del bel giovanotto, ma anche se Julián lavora e si guadagna da vivere, questo non basta ai genitori della fanciulla, che vorrebbero per lei un fidanzato degno del loro rango. Per uscire dall’impasse, lui si arruola nell’esercito per far fortuna e tornare dalla sua amata coronato di gloria e, possibilmente, con le tasche piene di soldi. I due ragazzi si promettono amore eterno davanti alla croce del Cristo del Pasadizo. Inés promette di aspettare il ritorno di Juliàn, e lui promette di tornare. Vivo.

Inés è circondata di pretendenti e l’attesa si fa più lunga del previsto. Tra i tanti giovanotti che le girano attorno, Lesmes è quello più accattivante e finisce per attrarre l’attenzione della ragazza. A sorpresa, la madre di lei le ricorda che dovrebbe aspettare Juliàn. Ma ormai è tardi. Inés non ha molta fiducia nella sopravvivenza di Juliàn, vuole andare avanti con la sua vita e inizia a vedersi con Lesmes.
Sono passati due anni dalla partenza di Juliàn e, come possiamo immaginare, lui torna, coperto di gloria e la carriera militare spianata. Pensa di fare un sorpresone a Inés, e per questo non l’avverte del suo ritorno. Al contrario, va come sempre sotto la finestra ad aspettarla, mentre ringrazia il Cristo del Pasadizo per averlo fatto tornare a casa sano e salvo. La sorpresa in effetti avviene. Perché alla finestra si presenta anche Lesmes e Juliàn ci rimane un po’ male. Prende la spada e attacca l’altro pretendente che, tutto sommato, non ha nessuna colpa se la sua bella era una ragazza un po’ leggera. I due si affrontano. Juliàn cade inciampando in un gradino e Lesmes lo trafigge con la spada che gli è magicamente apparsa in mano. Del resto, non andreste anche voi ad un appuntamento romantico con una spada in mano?
Juliàn sopravvive due anni in guerra, ma muore dopo due ore a Cuenca. Una tragica storia. Ma la tragedia non finisce qui. Inés ha visto tutto e grida dalla finestra chiamando aiuto. La ronda dei vigilantes arriva proprio quando Juliàn cade morto a terra. La legittima difesa forse non era in voga al tempo, e Lesmes si spaventa e scappa. Tenta di saltare dalle mura al sentiero sottostante e, altra sorpresa, cade male e muore. Se visitate Cuenca, capirete facilmente che “il sentiero sottostante”, vuol dire un salto nel vuoto di decine di metri. Questo Lesmes non doveva essere tanto sveglio.
Inés si sente giustamente colpevole del casino che ha combinato, includendo sia rompere la promessa con Juliàn che essere la causa della morte dei due ex-fidanzati. Cosa facevano al tempo le ragazze penitenti? Il convento. Passerà il resto della sua vita a chiedere perdono per i suoi peccato e pregare per l’anima dei due sventurati.

Le streghe di Mangana
Tra tante leggende, essendo una città medievale, Cuenca non poteva certamente farsi mancare quella con le streghe. Ed eccoci qua, all’inizio del 1600, nel quartiere della Torre di Mangana. I vicini iniziano ad innervosirsi perché la notte sentono rumori strani. Qualcuno dice che sono grida di donne, altri sostengono di aver chiaramente sentito invocare il diavolo. Il timore si diffonde e le voci si moltiplicano. Adesso ci sono avvistamenti di streghe che volano (sulle scope?), entrano dai camini delle case, gli animali dei cortili muoiono, ci sono colpi a porte e finestre. Un giovane dice di aver addirittura assistito ad un ballo attorno al fuoco proprio nella spianata della torre. Tanto per dare un contesto del posto, diciamo che la spianata della torre è tipo la piazza più grande della città, anche se non ci si affacciava la classica chiesa. Se le autorità avessero voluto verificare e intervenire, non ci avrebbero messo tanto. Ma andiamo avanti.

Il vicinato è in preda al panico e decide di rivolgersi a chi di dovere, ovvero il parroco. Essendoci un fantastico Palazzo dell’Inquisizione a Cuenca, la classica caccia alle streghe ci mette davvero poco ad iniziare. I sospetti cadono su un paio di donne del quartiere, che si diceva facessero pozioni d’amore, bibite anti-malocchio e altri intrugli più o meno medicinali. Probabilmente erano delle erboriste ante litteram ma, si sa, l’avanguardia non era ben vista a quei tempi.
L’inquisizione va a cercarle nelle rispettive case. E qui il colpo di scena: sono scomparse! Forse un amico ha pensato bene di avvisarle per tempo e le donne hanno tagliato la corda. O forse erano davvero streghe e con le loro arti magiche hanno fatto perdere le loro tracce. Ma la loro presenza continua a terrorizzare il vicinato ancora per qualche tempo. Nelle settimane seguenti scompare un bambino, muore un neonato, ma soprattutto si vide un intero gruppo di streghe svolazzare sopra i tetti di Cuenca agitando i loro vestiti neri (niente scope!) e ridendo come matte. Le streghe, per una volta, hanno vinto!

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