Haiti non è un paese per vecchi

pubblicato in: Nord America, Volontariato | 2

L’aspettativa di vita in Italia si aggira intorno agli 82 anni. Ad Haiti non si raggiungono i 64, la media più bassa del continente americano. E’ sufficiente attraversare il confine ed entrare nella verdissima Repubblica Dominicana, per avere a disposizione una decina d’anni in più (fonte dati: wikipedia).
Invecchiare ad Haiti oggi è difficile perchè, come scrive Alessandro Corallo*, “Ad Haiti si nasce ultimi“.

Immagine Pinterest per "Haiti non è un paese per vecchi": La rappresentazione di Haiti oggi: I piedini di un bimbo e i suo gioco fatto a mano con una bottiglia di plastica e dei tappi

Impressioni di un viandante

Haiti è un bellissimo paese con grandi potenzialità, per niente sfruttate.

Sull’isola lo sanno tutti. Ci sono tantissimi aiuti umanitari internazionali che arrivano in vari modi ad Haiti, specialmente dopo il terremoto del 2010: donazioni, collaborazioni, volontari… Eppure tutto questo non riesce a far altro se non sfiorare la superficie dei problemi del paese. Va ad agire su singole problematiche in un contesto disgregato e senza una base sociale in grado di reagire adeguatamente.

E’ come se si volesse portare acqua nel deserto con un secchio. Anche in cento con cento secchi, o mille con mille secchi, il deserto rimarrebbe deserto perché non c’è terra da innaffiare ma solamente sabbia. Non è possibile costruire su qualcosa che non ha un fondamento appropriato.

Il turismo difficile

C’è da ricordarsi che l’altra metà dell’isola, la Repubblica Domenicana, benchè nient’affatto ricca, riesce ad attirare e gestire ondate di turisti che hanno recentemente portato questo settore ad essere una delle principali fonti di guadagno del paese.

Il turismo ad Haiti sarebbe possibile, con gli appropriati investimenti, perché le bellezze non mancano. Ne ho parlato in questo posto: “Turismo di nicchia ad Haiti“.
Il bel mare caraibico basterebbe a richiamare l’interesse degli stranieri, ma non è l’unica attrattiva. Jacmel, sulla costa sud, è una meravigliosa città coloniale con case in tipico stile gingerbread (“pan di zenzero”). Il Basin Blue invece, tre bacini d’acqua limpida collegati da cascate in un rigoglioso bosco, attrae ad oggi prevalentemente turisti haitiani. L’artigianato locale di cocco e legno intagliati è incantevole e si affianca ai famosi e coloratissimi dipinti in stile naïf.

Il turismo ad Haiti oggi sarebbe possibile: Le case in stile "pan di zenzero" a Jacmel - Il mare azzurro e pulito tipicamente caraibico di fronte all'Isla de la Guanaba - Uno dei laghetti di Bassin Bleu tra gli alberi e la cascatella
Le case in stile “pan di zenzero” a Jacmel – Il mare caraibico di fronte all’Isla de la Guanaba – Uno dei laghetti di Bassin Bleu

E invece no, tutto questo non basta. La fama precede la conoscenza.
Soprattutto negli ultimi anni, alcuni hotel e villaggi turistici accolgono i passeggeri delle crociere caraibiche nel totale anonimato: le navi si fermano in giornata ad Haiti dicendo che la tappa del giorno è la bella “’Isla Hispaniola” (santa ignoranza), perchè se questi villeggianti sapessero dove stanno effettivamente sbarcando si rifiuterebbero di scendere, convinti non solo che il paese sia un in preda a colera, povertà e distruzione (cosa tra l’altro vera, ma certamente non sulla spiaggia privata in questione), ma anche che sia di una pericolosità criminale elevatissima (altrettanto vero, previa stupidità del visitatore).

Haiti oggi: al mercato a Port-Au_Prince: la gente fa la spesa tra i banchetti e la spazzatura - Alcune case attorno ad una cisterna di acqua piovana nella boscaglia di Lascahobas - Tipico mezzo pubblico Haitiano: il Tap Tap
Mercato a Port-Au-Prince – Alcune case attorno ad una cisterna di acqua piovana nella boscaglia di Lascahobas – Tipico mezzo pubblico Haitiano: il Tap Tap

Cause e conseguenze del disboscamento selvaggio

Il contrasto tra la Repubblica Dominicana e la Repubblica di Haiti è in tutto, dal colore della pelle alla cultura, della politica alla storia. C’è anche una differenza fisica della terra stessa: la linea di confine è chiaramente visibile dal satellite, verde e boscosa solamente sul lato dominicano.

Mappa della Repubblica di Haiti della Repubblica Domenicana, con zoom sui confini per mostrarne il disboscamento da immagini satellitari
Repubblica di Haiti, a ovest, e Repubblica Domenicana, a est.

La ragione storica ed economica di questo disboscamento è legata alla necessità di avere una fonte di guadagno qualunque, semplice come tagliare alberi per poter vendere carbone vegetale per strada. A sua volta questo mercato, nato recentemente, risale all’abbandono dei campi di riso. Negli anni 80 gli Stati Uniti avevano iniziato a vendere riso a basso prezzo ad Haiti. L’idea era di compensare una discutibile scelta politica mirata all’esportazione del riso haitiano, che aveva avuto l’effetto collaterale di averne meno a disposizione per gli abitanti già malnutriti. Questa importazione americana di massa ha però avuto il risultato di abbattere la produzione di riso haitiano e causarne l’aumento sproporzionato del prezzo per la popolazione locale.

Speranza per il futuro

Questa storia meriterebbe un approfondimento che io non sono in grado di sostenere. Quindi, tornando alla mia esperienza, mi viene da chiedermi: ma non c’e’ via d’uscita da questo circolo vizioso?

Oggi ad Haiti incontro anche un ragazzo che sogna di diventare ambasciatore e magari un giorno presidente del paese. E non sogna cose impossibili, perché il suo curriculum scolastico lo vede già miglior studente del suo corso di laurea e di conseguenza vincitore di uno stage all’ambasciata di Haiti negli Stati Uniti.
Non so se ce la farà, dipenderà solamente da lui, dalla sua voglia di cambiare le cose per il suo paese e la sua gente, ma la soddisfazione è di sapere che Compassion Italia, l’associazione onlus con la quale sono stata ad Haiti, non ha fatto “beneficenza” ma ha dato una speranza: ha aiutato questo ragazzo nel corso di studi, non solo con aiuti molto pratici come materiale scolastico e vestiti, ma anche sostenendolo da un punto di vista psicologico, sociale, emotivo e spirituale. Non ha dato secchi in mano ad un bambino per tamponare oggi un problema che domani si ripresenterebbe, ma gli ha dato la possibilità di imparare come portare un acquedotto nel deserto.

The Lady ride con due bambini sostenuti a distanza da Compassion Italia
The Lady incontra le meraviglie di Haiti

Conosci altre associazioni fidate che lavorano in questa zona?
Scrivimelo nei commenti e raccontami del loro lavoro!

* “Ad Haiti si nasce ultimi” di Alessandro Corallo, 2006, Edizione EMI


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2 Responses

  1. Avatar
    Raffi

    Non ho mai approfondito i problemi di Haiti. So solo che le notizie che arrivano in Europa non sono mai confortanti e lo fanno sembrare un Paese pericoloso e privo di attrattive. Grazie per averne parlato.

    • The Lady
      The Lady

      Sono notizie parzialmente vere.
      Ma tralasciare appositamente una parte di verita’ e’ un po’ come mentire, no? (:

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